I partiti socialisti a congresso
| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 20, p. 3 | ||
| Data: | 10 aprile 1904 |

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Son convenuti in questi giorni alla città degli Asinelli gli uomini del progresso, della giustizia, dell'eguaglianza, della moralità e della lotta di classe. Ma invece di lottare contro la classe nemica lotteranno fra loro: faranno del pugilato in famiglia.
Son passati i tempi epici del socialismo militante, se non trionfante, quando da Milano a Napoli ogni cuore marxista era riunito dalla leggendaria battaglia dell'ostruzionismo. Son passati i tempi in cui Enrico Ferri parlava di Turati come di sacro maestro e Ivanoe Bonomi non s'allarmava dell'anarchismo dí Arturo Labriola.
Oggi abbiamo le tendenze e tutti gli sforzi dei compagni consistono nel voler fare a meno della reciproca compagnia. Ognuno vuol cacciar fuori dal socialismo la parte contraria. I riformisti vogliono bandire dal socialismo i rivoluzionari come anarchici e i rivoluzionari non accettano più i riformisti nel seno della Chiesa Socialista Apostolica Romana accusandoli di esser divenuti dei piccoli borghesi radicaleggianti. Se vogliamo credere a tutti e due insieme dovremo concludere che non c'è più socialismo e che restan in scena soltanto dei borghesi e degli anarchici.
Ma in questi ultimi giorni, forse per amore di simmetria o d'imitazione, è venuto fuori un nuovo partito socialista il partito del centro, delle persone bene intenzionate, che vogliono la pace dentro e fuori, che si spaventano delle scissioni e s'intimoriscono delle guerre intestine, e i deputati Agnini, Cabrini, Lollini, Morgari, Rigola, Rondani, Sichel, hanno mandato una circolare la quale cerca di contentare tutti e di mantenere l'unità del partito a tutti i costi.
I rivoluzionari pare che s'accostino a codesto proponimento: il Labriola comincia ad accettar le riforme e il Ferri per non confessabili fini dittatoriali, desidera che non avvengano divisioni e fa. degli articoli da equilibrista.
I riformisti sono i più cocciuti nel volersi separare perché sono i più logici e i più pratici e invocano la sincerità e il divorzio, per quanto qualcuno di loro abbia l'intransigenza della transigenza e qualche altro s'impaurisca di già della prospettiva di Turati in linea di ministro.
Il congresso di Bologna metterà alla luce tutte queste cose e, data la situazione, non potrà avere che due soluzioni egualmente favorevoli alla borghesia, o un accordo verbale e indeciso fondato su equivoci come fu quello di Imola o un netto frazionamento delle tendenze con organizzazioni autonome, le quali si combatterebbero fra loro, deviando una parte dell'energia destinata a combattere lo stato presente di cose.
Non ci sono che due vie: o confusione o separazione, ma non c'é che un resultato: indebolimento.
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